Era da un po’ che ci pensavo, poi ho visto la nuova Lancia Delta e non ho potuto trattenermi: qualcuno di Fiat Group ha una passione per le lettere mozzate. Sì, mozzate, fatte a pezzi, roba del genere. Sto parlando dei recenti logotipi delle auto di Fiat, Alfa e Lancia e della quantomeno strana caratteristica che li accomuna: lettere senza qualche asta di qua, legature improbabili di là. Delta, Bravo, MiTo, Scudo, Punto, Panda 100 HP sono state colpite dall’anonima mannaia.
Tutto è cominciato con la Grande Punto e il suo logotipo bizzarro. Quello in cui la P, privata di metà dell’asta superiore e con l’aggiunta di un cerchio dovrebbe ricordare la sagoma di una persona al volante. Un’idea più ridondante e banale sarebbe stata quella di fare il logotipo a forma di automobile. Ma per fortuna alla Carré Noir non ce l’hanno fatta. Tuttavia la Grande Punto è una macchina ben fatta, e un disastro grafico non ne ha impedito il successo commerciale.
Il logo della Grande Punto ha aperto la stagione del logotipo ad hoc per ogni nuova macchina del Gruppo Fiat. Fino ad allora, infatti, Fiat, Lancia e Alfa avevano un carattere istituzionale con cui venivano composti tutti i nomi delle auto. Per una imprecisata strategia di marca, che ha privilegiato l’identità di prodotto all’identità della marca oggi ogni nuova automobile del gruppo ha un logotipo disegnato apposta. Ci sarà un motivo se BMW e Mercedes, che potremmo prendere come i leader di mercato – perlomeno di immagine, seguono la strategia abbandonata da Fiat. Fiat si sta comportando un po’ come l’Italia nella promozione turistica: ogni regione si promuove in modo autonomo, diluendo di fronte al mondo il brand Italy. Un disastro.
Poi è venuto il nuovo Fiat Scudo, dove l’eliminazione arbitraria della parte verticale della “D”, che in un carattere già molto semplificato e geometrico ha generato un risultato dalla bassissima leggibilità. Che poi per abitudine si riesca a ricostruire mentalmente la forma delle lettere e quindi a leggere la parola “scudo” è un altro discorso.
Dopodiché è arrivata la Bravo, macchina che ha dato il via al rilancio estetico di Fiat. In questo caso la scritta “Bravo” è stata composta con una legatura inedita tra la “a” e la “v” – soluzione grafica senza motivi logici, né storici e neppure grafici. Anche qui la leggibilità non ne ha giovato, e dal punto di vista grafico il logotipo non mi sembra più memorabile rispetto a come sarebbe stato senza legatura.
È poi stato il momento della Panda 100 HP (forse è venuta prima della Bravo, ma io l’ho vista dopo). Anche qui è scomparsa una delle due aste della “H”, che si è fusa con la “P”. Un esercizio di scarso interesse.
Ora tocca ad Alfa, che con il logotipo MiTo ha raggiunto il livello di massima magnitudo, sfalciando dappertutto, senza esclusione di colpi. Il logotipo è stato scelto a seguito di una votazione popolare sul blog della MiTo: vero o meno il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Per ultima la nuova Delta, macchina che mi piace tantissimo ma che non è rimasta esente dai colpi di forbice: la “D”, la cui forma riprende lo scudo del marchio Lancia, ha perso la stanga verticale.
Tutte le immagini sono © Fiat Group






29 Ottobre 2008 alle 16:22 |
Complimenti per il post!
Devo confessarti una cosa: a me il logo della Punto piace proprio per l’omino che guida=P mozzata.
Concordo pienamente sulla “Jelta”
A quando un post su:
FIAT you are we car
GiGroup your job our work
?
ciao Cate
22 Novembre 2008 alle 18:05 |
Non concordo assolutamente con critiche pretestuose poco motivate….
Mantenere la leggibilità dell’insieme in una composizione modificandone/eliminandone delle parti (in questo caso i caratteri di un logotipo) è uno dei principi fondamentali della gestalt, e lo studio della composizione dei caratteri tipografici ci insegna che esistono degli elementi imprescindibili del carattere senza i quali sarebbe compromessa la riconoscibilità degli stessi, ed altri che invece svolgono una funzione estetica, caratterizzante, molto più libera da vincoli formali. Ritengo, perciò, gli esempi portati decisamente azzeccati. Non volendo, inoltre, nell’excursus è stata sottolineata l’originalità ed al tempo stesso la coerenza stilistica dei marchi proposti pur non essendo realizzati tutti con lo stesso carattere o dallo stesso “pennello”. Cordialmente, Luca
28 Novembre 2008 alle 16:42 |
Non concordo assolutamente con critiche pretestuose poco motivate….
LUCA dovevi dire solo questo.
Perche dare spiegazioni a chi non se le merita.
Non sono stupendi ma vorrei vedere se riuscivi a pensarli almeno concettualmente.
5 Dicembre 2008 alle 12:05 |
Che tristezza vivere e lavorare in un Paese in cui non si può criticare niente senza ricevere insulti. Quando una cosa è brutta è brutta. E se uno non accetta critiche, ahimé, c’è proprio qualcosa di marcio.