Che Dilbert fosse una striscia geniale ne ero già convinto. Oggi la mia collega Elisa mi ha inviato questa vignetta, una di quelle domenicali a colori, in cui la mamma di Dilbert è occasione di confronto e presa di coscienza per il figlio. Che lavora in un’agenzia pubblicitaria. Come me. Che non viene pagato per gli straordinari. Come me. Che spesso vede il suo lavoro vanificato. Come chi? Ah, già…
Traduzione per chi non sa l’inglese:
Dilbert: Mamma, come sempre ieri ho lavorato fino a mezzanotte.
Mamma: Bene, almeno hai guadagnato qualche soldo extra.
D: Non mi pagano gli straordinari
M: Beh, sicuramente sarà stato un lavoro importante.
D: Non esattamente. Il mio capo mi ha fatto fare delle modifiche a una presentazione in Powerpoint che l’hanno peggiorata.
M: Se non altro sarai pronto per la riunione.
D: È stata annullata. Ma non è un problema dato che il progetto non era comunque finanziato.
M: Quindi hai lavorato gratis per peggiorare una presentazione per una riunione che non ci sarà di un progetto che non esiste?
D: Già.
M: Oh… sei proprio nel mondo dell’advertising.
















