Archive for the ‘brand identity’ Category

Semplicità, dinamismo e commozione

5 dicembre 2008

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1956, Paul Rand modifica il logo di IBM e disegna la versione qui sopra.

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1972: Paul Rand aggiorna il logo di IBM, sovrapponendo delle linee orizzontali per suggerire «velocità e dinamismo».

Credo che “dinamismo” sia il termine più abusato nel mondo del marketing e del design, e leggere come nel 1972 venisse interpretato il concetto di dinamismo è quasi commovente.

Sì, sto scrivendo articoli sentimentali. Uccidetemi quando non mi stupirò e non mi commuoverò più.

Le immagini sono © IBM.

Una cosa di un altro mondo

28 ottobre 2008

Tutto comincia con un ragù e con la pentola di coccio che Maria Rita ci regala, perché per fare un buon ragù una pentola di acciaio non va bene. Un bel tegame di terracotta smaltata, costato al tempo 9.200 lire (un dettaglio che mi ha fatto tenerezza).
Così come mi ha fatto sorridere con sorpresa l’ultima riga dell’etichetta, che dice: «Grazie per la preferenza accordataci».
Una attenzione al cliente che mi ha fatto pensare, che mi ha fatto cercare una marca che oggi mi ringrazia per aver acquistato un suo prodotto. Non mi è venuta in mente, forse perché non ci ho mai fatto caso, forse perché non c’è più. Una cosa di un altro mondo?
Immagino un mondo in cui le marche mi ringraziano dopo un acquisto (forse sono gli anni 50 stereotipati dei film americani…). Vorrei che i miei lovemarks mi sorridessero, mi facessero trovare un cioccolatino dentro la scatola con scritto grazie. Sì, sarebbe proprio un bel mondo.

L’anonima mannaia

18 settembre 2008

Era da un po’ che ci pensavo, poi ho visto la nuova Lancia Delta e non ho potuto trattenermi: qualcuno di Fiat Group ha una passione per le lettere mozzate. Sì, mozzate, fatte a pezzi, roba del genere. Sto parlando dei recenti logotipi delle auto di Fiat, Alfa e Lancia e della quantomeno strana caratteristica che li accomuna: lettere senza qualche asta di qua, legature improbabili di là. Delta, Bravo, MiTo, Scudo, Punto, Panda 100 HP sono state colpite dall’anonima mannaia.

Tutto è cominciato con la Grande Punto e il suo logotipo bizzarro. Quello in cui la P, privata di metà dell’asta superiore e con l’aggiunta di un cerchio dovrebbe ricordare la sagoma di una persona al volante. Un’idea più ridondante e banale sarebbe stata quella di fare il logotipo a forma di automobile. Ma per fortuna alla Carré Noir non ce l’hanno fatta. Tuttavia la Grande Punto è una macchina ben fatta, e un disastro grafico non ne ha impedito il successo commerciale.

Il logo della Grande Punto ha aperto la stagione del logotipo ad hoc per ogni nuova macchina del Gruppo Fiat. Fino ad allora, infatti, Fiat, Lancia e Alfa avevano un carattere istituzionale con cui venivano composti tutti i nomi delle auto. Per una imprecisata strategia di marca, che ha privilegiato l’identità di prodotto all’identità della marca oggi ogni nuova automobile del gruppo ha un logotipo disegnato apposta. Ci sarà un motivo se BMW e Mercedes, che potremmo prendere come i leader di mercato – perlomeno di immagine, seguono la strategia abbandonata da Fiat. Fiat si sta comportando un po’ come l’Italia nella promozione turistica: ogni regione si promuove in modo autonomo, diluendo di fronte al mondo il brand Italy. Un disastro.

Poi è venuto il nuovo Fiat Scudo, dove l’eliminazione arbitraria della parte verticale della “D”, che in un carattere già molto semplificato e geometrico ha generato un risultato dalla bassissima leggibilità. Che poi per abitudine si riesca a ricostruire mentalmente la forma delle lettere e quindi a leggere la parola “scudo” è un altro discorso.

Dopodiché è arrivata la Bravo, macchina che ha dato il via al rilancio estetico di Fiat. In questo caso la scritta “Bravo” è stata composta con una legatura inedita tra la “a” e la “v” – soluzione grafica senza motivi logici, né storici e neppure grafici. Anche qui la leggibilità non ne ha giovato, e dal punto di vista grafico il logotipo non mi sembra più memorabile rispetto a come sarebbe stato senza legatura.

È poi stato il momento della Panda 100 HP (forse è venuta prima della Bravo, ma io l’ho vista dopo). Anche qui è scomparsa una delle due aste della “H”, che si è fusa con la “P”. Un esercizio di scarso interesse.

Ora tocca ad Alfa, che con il logotipo MiTo ha raggiunto il livello di massima magnitudo, sfalciando dappertutto, senza esclusione di colpi. Il logotipo è stato scelto a seguito di una votazione popolare sul blog della MiTo: vero o meno il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Per ultima la nuova Delta, macchina che mi piace tantissimo ma che non è rimasta esente dai colpi di forbice: la “D”, la cui forma riprende lo scudo del marchio Lancia, ha perso la stanga verticale.

Tutte le immagini sono © Fiat Group

Vacanze, tempo della libertà

1 agosto 2008

Boy Leaning out Car Window © Richard Schultz/Corbis

«Everything is considered a brand these days. Why not summer? It has the characteristics of a brand: Brand attributes – heat, long days, short pants, time off. It has a brand’s personality – smiling, casual, fun-loving, deeply nostalgic. It has its own sounds (katydids in the afternoon), sights (fireflies at dusk) and smells (sea salt or cattle feed lots, depending on where you live). The only reason that summer would not be considered a brand is this: No one is actively measuring and managing its brand value… There are no brand consultants for summer… No publicists… No logo designers… Summer just happens, and no one is in charge of it… but you.»

Claude Singer

fonte

Del nuovo e del vecchio / IP – API

27 giugno 2008

Il nuovo e il vecchio marchio IP

Landor Italia ha vinto la gara per la progettazione del nuovo marchio di API e IP, le due reti di distribuzione di carburante del Gruppo API.
La nuova rete di benzinai API e IP avrà un’unico aspetto, che visivamente mantiene i valori di IP (scelta strategica dettata sia dalla maggior diffusione dei distributori IP rispetto a quelli API che dalla maggior distanza dei colori IP da quelli dei concorrenti – il giallo e il nero dei distributori API sono infatti facilmente confondibili con i colori di AGIP, leader italiano per diffusione): il fondo azzurro scuro (italianità), il logotipo arancio con lettere inclinate verso destra (dinamismo). La novità è una stella/scintilla bianca presente nell’angolo superiore sinistro del marchio e nella forma delle lettere “I” e “P”.
L’unica immagine del nuovo marchio reperibile in rete non permette di valutare i dettagli del nuovo progetto, e non si sa se subirà delle modifiche prima dell’applicazione a livello nazionale sui distributori. Tuttavia la mia impressione è che la posizione della scritta “IP”, per permettere l’inserimento della stella, sia stata posizionata troppo in basso, sbilanciando tutto il marchio. Inoltre mi chiedo se le sfumature sullo sfondo e quelle sulle lettere sono state inserite per simulare il marchio tridimensionale che sarà applicato sulle stazioni di servizio o se saranno presenti anche in applicazioni bidimensionali del marchio: se così fosse ho qualche perplessità “stilistica”, in quanto la moda di realizzare loghi in stile web 2.0 è ormai passata, e così applicata è semplicemente banale.
Stessa domanda per il contorno blu attorno alle lettere: intento di rendering o effettivo attributo del nuovo marchio?
Il raggio verde della scintilla tricolore su fondo blu, inoltre, mi sembra difficilmente distinguibile, soprattutto se si pensa che il marchio di un benzinaio viene visto principalmente dall’interno di un’automobile in movimento.
L’applicazione della nuova identità sui distributori «inizierà a fine 2008 e durerà circa tre anni» (qui il comunicato stampa ufficiale). 

Del nuovo e del vecchio / SKIRA

3 aprile 2008

Il nuovo e il vecchio logo SKIRA

Skira, editore internazionale di libri d’arte, ha un nuovo marchio.
Il centenario dell’editore ha probabilmente fatto sentire la necessità di una novità d’immagine, anche se non ho trovato accenni ufficiali al nuovo marchio (un breve comunicato stampa si può leggere qui).
Il marchio ha mantenuto il cerchio rosso con logotipo bianco e la caratteristica tipografia molto ravvicinata, alta e dai tartti sottili, passando però da un carattere disegnato a mio avviso appositamente ad un più “banale” Futura Light Condensed.
Il marchio precedente era del 1995, non so chi lo abbia disegnato.
Il nuovo marchio sicuramente migliora la leggibilità del logotipo, senza perdere riconoscibilità di marca. Tuttavia trovo più distintiva la tipografia precedente, che era atemporale e elitaria, abbandonata per un carattere assolutamente anonimo.
Alcune copertine con il nuovo marchio.

The power of dreams

3 marzo 2008

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«The power of dreams» è il payoff di Honda, la nota casa automobilistica giapponese. Se produrre automobili non di lusso potrebbe a prima vista avere poco a che fare con i sogni – e chi si emoziona di fronte a una Honda Civic o una Honda Jazz? – alcuni spot che Honda ha prodotto negli anni esplorano, sviluppano e sottolineano la dimensione fantastica che la parola “sogni” porta con sé.

Un altro bellissimo video si può vedere direttamente sul sito di Honda (qui, i tempi di caricamento sono un po’ lunghi).
Leggere il payoff alla luce di questa spiegazione e degli spot ha tutto un altro significato… ma sarà vero o è solo l’ennesima multinazionale che nasconde l’etica dietro all’immagine?

Apro una parentesi. Quando qualche anno fa è stato diffuso il secondo video qui sopra – quello della reazione a catena creata con i pezzi della Honda Accord – gli autori erano stati accusati di plagio, in quanto l’idea e la realizzazione sono le medesime di un video del 1987 degli artisti svizzeri Fischli e Weiss, intitolato Der Lauf Der Dinge (così vanno le cose, traduzione mia), che in 30 minuti e parecchio spazio mostrava una lunga reazione a catena che coinvolgeva oggetti senza valore messi in rapporto tra loro tramite gli elementi, la forza di gravità, un po’ di chimica e fisica e tanti tentativi. Uno spezzone si può vedere qui, il video completo si può comprare qui, una mostra su Fischli e Weiss dal titolo Altri fiori e altre domande è allestita al momento a Milano a Palazzo Litta dalla fondazione Trussardi (chiude il 16 marzo).
Chiudo la parentesi.

Brand madness

12 ottobre 2007

«Fino a 700 nuovi marchi appaiono sul mercato ogni giorno.»Parola di Regis McKenn, l’ho lettto su 7th Floor, “free business magazine for free spirits”, rivista scoperta con piacere ieri (qui si scarica la versione pdf).

«E chi li disegna?»
Parola mia.

Brand identity VS Nation identity

30 agosto 2007

La sezione “Affairs” del numero di settembre di Monocle (che vale la pena di essere sfogliata solo per il progetto grafico) è completamente dedicata a un argomento molto curioso, l’identità visiva delle nazioni. L’editoriale di Tyler Brûlé introduce una serie di articoli interessanti partendo dal dato di fatto che attualmente l’identità visiva delle principali multinazionali è molto più forte dell’identità delle nazioni, e che quindi le nazioni stesse necessitano di un lavoro di rafforzamento della propria immagine, come se si trattasse di normali società in un mercato competitivo. E ci sono agenzie di comunicazione già specializzate nel branding delle nazioni. Tra gli articoli si trova un elenco di nazioni nascenti che presto avranno bisogno di una identità…

Brand identity? / 4

22 giugno 2007

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Avevo già parlato qui, in occasione del restyling del marchio Lancia, di marchi automobilistici e di come abbandonare forme e segni sedimentati nel tempo in favore di pulizia formale e contemporaneità stilistica potrebbe essere un’operazione controproducente. Oggi ho trovato una ampia dimostrazione che sostiene in un certo senso questa mia teoria. Su Cartype, approfonditissimo sito che parla di automobili ma anche della grafica nel settore automobilistico (vedere la sezione “type” del sito, in cui si trova la storia molto approfondita e ricca di immagini di tantissimi marchi del settore), è pubblicato un articolo che confronta i marchi di alcune case automobilistiche storiche con quelli di altrettanti neonati produttori di autovetture cinesi. In alcuni casi il paragone è imbarazzante!

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