Una storia del libro

4 luglio 2008
copertina

Per tutti gli amanti del libro, Una storia del libro di Flaminio Gualdoni, Skira: forse un altro acquisto da fare.
 

«Si può definire libro un insieme concluso di fogli che fanno da supporto a un testo manoscritto o stampato, oppure un insieme di fogli legati insieme, oppure un oggetto dotato di caratteristiche di pregio tali da farne un’opera artistica. Taluni ne sottolineano il carattere di riproduzione multipla del testo, dunque di divulgazione; altri ancora la trasportabilità. 
Nel primo caso l’accento è sulla parola, nel secondo sul materiale, nel terzo sulla qualità estetica primariamente visiva e tattile del libro. Negli altri si dice di funzione d’uso e, letteralmente, di scambio. 
Ma il libro è sempre libro. È affare di storici e sociologi, religiosi e laici, economisti e filologi, collezionisti e commercianti, scrittori e artigiani, pittori e piromani. È genio distillato e mercatura brutale. Talvolta viene abbandonato sul sedile di un treno, talaltra scambiato, molto spesso rubato – o non restituito, forma meravigliosa di furto senza peccato e senza colpevolezza – oppure al contrario conservato così gelosamente che l’idea stessa di possesso sostituisce lo sguardo. È dono elevato a potenza, anche, perché dono di sé e d’altri. Ogni volta le sue fattezze, pur restando identiche, mutano. 
Qualche volta – non sempre – il libro è anche del lettore.»

Flaminio Gualdoni insegna Storia dell’arte antica all’Accademia di Brera, Milano. Ha diretto i musei di Modena e di Varese e la Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano. Dirige le riviste “FMR” e “La rivista bianca FMR” e collabora alle pagine culturali del “Corriere della Sera”. Tra le pubblicazioni, Arte italiana del Novecento, Milano 1999, Arte in Italia 1943-1999, Vicenza 2000, Il trucco dell’avanguardia, Vicenza 2001 e Arte classica, Milano 2007.

Del nuovo e del vecchio / IP – API

27 giugno 2008

Il nuovo e il vecchio marchio IP

Landor Italia ha vinto la gara per la progettazione del nuovo marchio di API e IP, le due reti di distribuzione di carburante del Gruppo API.
La nuova rete di benzinai API e IP avrà un’unico aspetto, che visivamente mantiene i valori di IP (scelta strategica dettata sia dalla maggior diffusione dei distributori IP rispetto a quelli API che dalla maggior distanza dei colori IP da quelli dei concorrenti – il giallo e il nero dei distributori API sono infatti facilmente confondibili con i colori di AGIP, leader italiano per diffusione): il fondo azzurro scuro (italianità), il logotipo arancio con lettere inclinate verso destra (dinamismo). La novità è una stella/scintilla bianca presente nell’angolo superiore sinistro del marchio e nella forma delle lettere “I” e “P”.
L’unica immagine del nuovo marchio reperibile in rete non permette di valutare i dettagli del nuovo progetto, e non si sa se subirà delle modifiche prima dell’applicazione a livello nazionale sui distributori. Tuttavia la mia impressione è che la posizione della scritta “IP”, per permettere l’inserimento della stella, sia stata posizionata troppo in basso, sbilanciando tutto il marchio. Inoltre mi chiedo se le sfumature sullo sfondo e quelle sulle lettere sono state inserite per simulare il marchio tridimensionale che sarà applicato sulle stazioni di servizio o se saranno presenti anche in applicazioni bidimensionali del marchio: se così fosse ho qualche perplessità “stilistica”, in quanto la moda di realizzare loghi in stile web 2.0 è ormai passata, e così applicata è semplicemente banale.
Stessa domanda per il contorno blu attorno alle lettere: intento di rendering o effettivo attributo del nuovo marchio?
Il raggio verde della scintilla tricolore su fondo blu, inoltre, mi sembra difficilmente distinguibile, soprattutto se si pensa che il marchio di un benzinaio viene visto principalmente dall’interno di un’automobile in movimento.
L’applicazione della nuova identità sui distributori «inizierà a fine 2008 e durerà circa tre anni» (qui il comunicato stampa ufficiale). 

Basta!

19 giugno 2008


Vignette di Stefano Disegni per il Magazine del Corriere della sera.

Chi sta seguendo le partite dell’Italia agli europei ha già sentito tutto.
E io che, ingenuo, ho fatto l’abbonamento a Sky sperando di avere un’alternativa alle tristi telecronache Rai.
Por’Italia…

via

La “schiscetta” con stile

18 giugno 2008

Dal sito del ministero giapponese per la gestione dell’ambiente una guida per impacchettare con stile gli oggetti ricavando da un foulard quadrato delle confezioni facilmente trasportabili. Origami con la stoffa? Qualcosa di simile: lo Tsutsumi è infatti «l’arte dell’impacchettare i regali» (definizione presa qui).
Sono curioso e vorrei provare a impacchettare le mie prossime “schiscette” (termine che in milanese significa pranzo portato da casa al lavoro, e per sinestesia indica anche il contenitore – sempre più spesso un Tupperware o simile – e che in italiano forse si traduce con gavetta) seguendo qualche figura dell’esempio.
Qualche immagine di pacchetti effettivamente realizzati con questa tecnica si può vedere qui.
Un interessante libro di ricette per “schiscetta” potrebbe essere Pausa pranzo di Stefano Arturi, edito da Guido Tommasi editore (qui).

La strada delle possibilità

9 maggio 2008




mixed media with daughter, inserito originariamente da Joshua Davis.

«I like these exercises… I get so caught up in wanting to make things perfect… it’s nice not having “undo” for a change… when you get outside of your comfort zone you venture a bit farther down the road of possibility.»

Joshua Davis

Del nuovo e del vecchio / SKIRA

3 aprile 2008

Il nuovo e il vecchio logo SKIRA

Skira, editore internazionale di libri d’arte, ha un nuovo marchio.
Il centenario dell’editore ha probabilmente fatto sentire la necessità di una novità d’immagine, anche se non ho trovato accenni ufficiali al nuovo marchio (un breve comunicato stampa si può leggere qui).
Il marchio ha mantenuto il cerchio rosso con logotipo bianco e la caratteristica tipografia molto ravvicinata, alta e dai tartti sottili, passando però da un carattere disegnato a mio avviso appositamente ad un più “banale” Futura Light Condensed.
Il marchio precedente era del 1995, non so chi lo abbia disegnato.
Il nuovo marchio sicuramente migliora la leggibilità del logotipo, senza perdere riconoscibilità di marca. Tuttavia trovo più distintiva la tipografia precedente, che era atemporale e elitaria, abbandonata per un carattere assolutamente anonimo.
Alcune copertine con il nuovo marchio.

The power of dreams

3 marzo 2008

honda_400-1.gif

«The power of dreams» è il payoff di Honda, la nota casa automobilistica giapponese. Se produrre automobili non di lusso potrebbe a prima vista avere poco a che fare con i sogni – e chi si emoziona di fronte a una Honda Civic o una Honda Jazz? – alcuni spot che Honda ha prodotto negli anni esplorano, sviluppano e sottolineano la dimensione fantastica che la parola “sogni” porta con sé.

Un altro bellissimo video si può vedere direttamente sul sito di Honda (qui, i tempi di caricamento sono un po’ lunghi).
Leggere il payoff alla luce di questa spiegazione e degli spot ha tutto un altro significato… ma sarà vero o è solo l’ennesima multinazionale che nasconde l’etica dietro all’immagine?

Apro una parentesi. Quando qualche anno fa è stato diffuso il secondo video qui sopra – quello della reazione a catena creata con i pezzi della Honda Accord – gli autori erano stati accusati di plagio, in quanto l’idea e la realizzazione sono le medesime di un video del 1987 degli artisti svizzeri Fischli e Weiss, intitolato Der Lauf Der Dinge (così vanno le cose, traduzione mia), che in 30 minuti e parecchio spazio mostrava una lunga reazione a catena che coinvolgeva oggetti senza valore messi in rapporto tra loro tramite gli elementi, la forza di gravità, un po’ di chimica e fisica e tanti tentativi. Uno spezzone si può vedere qui, il video completo si può comprare qui, una mostra su Fischli e Weiss dal titolo Altri fiori e altre domande è allestita al momento a Milano a Palazzo Litta dalla fondazione Trussardi (chiude il 16 marzo).
Chiudo la parentesi.

Lunedì

27 febbraio 2008


la foto è di Jim Newberry ©

«I’ve got a little son
His name is Monday
He never give me no problems
Till on Sunday»

La prima strofa di Pearl Time, canzone di Andre Williams del 1967.
Quando uno è un genio.

Magliette / 8

26 febbraio 2008

Che dire? Bellissima maglietta che farebbe invidia a tutti, pure alla signora Fugazza, proprietaria dell’omonima pasticcieria in via Vigevano a Milano. Però 40 euro in questo momento mi sembrano tantini. No? Si accettano regali.

Un prete con le palle

26 febbraio 2008

So che ho scritto un titolo becero per questo articolo, ma non faccio il copy e va bene così. Avrei potuto intitolarlo “la bellezza della matematica che nessuno mi ha mai insegnato” oppure “ora et decora”. Forse la devo smettere e scrivere qualcosa di intelligente.

Magnus Wenninger

Padre Magnus Wenninger è un monaco benedettino, matematico, che costruisce poliedri tridimensionali utilizzando la carta.

ironici!

Sicuramente, da buon cattolico e da buon matematico, cioè da chi conosce ciò che sta dietro l’apparenza delle cose, si sa prendere con ironia.

Come progetti le sue sorprendenti sculture non sono riuscito a capirlo, certo c’entra la matematica. Di sicuro sono bellissime da vedere e mi è venuta voglia di fare qualcosa di simile. Come quando, anni fa, ispirato da Buckminster Fuller, per un open day del mio liceo progettai una cupola di 5 metri di diametro costruita con cannucce per bibite e giunti di filo di ferro. Fu un mezzo fallimento. Ma non faccio il matematico e va bene così.